Caso fosrestali
Aosta, 19 giugno 2012
E’ difficile crederci, eppure è così. Non bastava il disastro creato nel settore dei lavori forestali, un settore che dava nel 2010 uno stipendio a 820 lavoratori, che li ha ridotti a 660 nel 2011 con la sconsiderata ed inutile avventura della Spa Salvaprecari, che li ha fatti crollare nel 2012, a fine giugno, ad appena 280 per via di una privatizzazione selvaggia, con guasti ingenti e nemmeno un centesimo di risparmio.
Augusto Rollandin definisce tutto con sfacciata impudenza “un risultato quasi perfetto”, per il quale c’è stato solo qualche piccolo “errore di comunicazione”, ma che ha “risvegliato il mondo del lavoro”.
Una sfrontatezza che lascia allibiti.
Forse noi viviamo una realtà diversa dalla sua, ma lo sconforto di centinaia di famiglie, di padri e di madri messi in ginocchio dalla brutale chiusura di una fonte lavorativa da sempre sicura in un momento di gravissima recessione economica, noi questo sconforto lo abbiamo toccato con mano.
Avevamo immaginato che questo sconquasso fosse dovuto solo ad errori di valutazione della guida suprema, forse mal consigliata da chi lo circonda, dai suoi “esperti”.
Non pensavamo che si potesse “volere”, e in un certo senso addirittura “programmare” tanto disordine, avere un tale disprezzo per la dignità e la sopravvivenza di centinaia di famiglie valdostane.
Dal 7 giugno, abbiamo dovuto ricrederci.
Abbiamo sentito con le nostre orecchie, dalla tribuna del Consiglio regionale, il Presidente Rollandin rivendicare con orgoglio, anzi con sfrontatezza, la bontà delle sue scelte, supinamente avvallate dall’Assessore Isabellon e neppure minimamente contrastate da tutta la sua apatica maggioranza.
Non è più politica, non è più solo di diversità di opinioni e di visioni che si tratta.
Siamo al delirio.
Sono vere e proprie allucinazioni quelle che portano un “Capo” a ritenere “un lavoro quasi perfetto” la programmata riduzione sul lastrico di centinaia di famiglie.
Anche chi negli anni passati ha creduto ingenuamente nell’uomo della Provvidenza, in uno stato di grazia particolare per l’uomo carismatico risorto dopo qualche “piccola” traversia giudiziaria e un paio di “errori di gioventù” deve oggi necessariamente ricredersi.
“L’operazione è stata perfetta, ma il paziente è morto”, dice ora cinicamente il dottore, o il veterinario, alla famiglia del defunto.
In politica e nell’azione di governo di errori se ne fanno tanti.
Quelli fatti in buona fede, da chi assume in coscienza e con onestà il peso di decidere, sono giustificabili.
Quelli rivendicati come meriti da chi ha perso il senso della misura e si considera solo “un gradino sotto Dio” un po’ meno.
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