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La buona e la cattiva politica

6 luglio 2017

La buona politica è volersi occupare del bene pubblico.

Non tutti abbiamo le stesse opinioni. Non esiste una sola possibilità per il futuro. 
C’è chi vuole una società più aperta. Chi una più chiusa.
C’è chi vuole più Stato nell'economia, chi meno.
Chi crede nell'autonomia e chi nel centralismo.
Centinaia sono i bivi da affrontare per chi vuole indirizzare il futuro di una società.

Io ritengo ottima politica quella di chi cerca di indirizzare la società verso i propri ideali. Anche se quegli ideali sono all'opposto dei miei e a condizione che non si mettano in discussione le libertà essenziali dell'uomo.
Naturalmente considero un dovere morale provare a convincere le persone che la direzione migliore è quella in cui io credo. 
E anche questa è buona politica.
Poi, la buona politica deve essere messa in pratica. Quando se ne ha l’occasione.
Questo significa non fare errori? Nemmeno per sogno. Solo chi non fa non sbaglia.
Ma significa fare ogni scelta con sempre in testa il bene pubblico e comune. Nell’ottica di creare le condizioni di un benessere crescente e condiviso.

Poi esiste la cattiva politica.

Quella politica che si occupa dei suoi soli interessi. E degli interessi esclusivi delle sue clientele.
E’ la politica che usa la macchina del fango per intimorire e zittire le voci diverse. Che usa il Noi contro gli Altri.
Che non ammette mai i suoi errori. Che non è capace di cambiare direzione e adattarsi alle nuove realtà.
Che non cerca di ascoltare i propri cittadini ma gli impone le sue scelte.
Che non cresce una nuova classe dirigente perché è inchiodata nel passato.

La cattiva politica ha occupato grandi spazi in Valle negli ultimi anni. Tante volte è stata vissuta come un male necessario alla salvaguardia del nostro benessere.
Comprensibile, sembrava la strada migliore, ma lì stava l’errore.
Perché in Valle la cattiva politica, nel perseguire i suoi interessi, ha invece creato i presupposti per la fine della nostra autonomia.
Una classe dirigente, che si è poco preoccupata dei costi e molto dei ricavi in termini di voti, non ha più saputo essere portatrice di quegli ideali che sono la ragione d’essere della nostra autonomia. 
Basta fare un confronto tra gli accordi fatti con lo Stato da Trento o Bolzano e quelli fatti dalla Valle d’Aosta negli ultimi 10 anni per rendersi conto della questione.
Inadeguati, Cinici, Arroganti.
E infine Perdenti. Con la postilla che a perdere non erano loro personalmente ma i valdostani tutti.

Pochi mesi fa in tanti hanno condiviso questa analisi e hanno preso le distanze. In un numero sufficiente da poter provare a invertire la rotta.
Un percorso faticoso perché in molti proveniamo da percorsi diversi. E abbiamo anche parziali visioni politiche diverse.
Ma tutti indistintamente sentiamo l’urgenza dell’inversione di rotta. Sentiamo l’urgenza di riportare il bene comune al centro della nostra autonomia.
Tutti insieme abbiamo rallentato il treno che a tutta velocità continuava ad andare verso il burrone.
E tutti stiamo lavorando per rendere possibile un futuro all’autonomia valdostana. Un futuro che la cattiva politica stava consumando.

E ora ci troviamo in un momento duale.

Da una parte molte energie vengono spese a fermare il treno per poterne invertire la rotta. Non è un'operazione facile perché enorme è l’inerzia di anni di cattiva politica. Basta vedere la questione Casino, ma gli esempi possono essere infiniti. Per anni dovremo ancora fronteggiare i danni creati da altri.
Ma dall'altra è e deve essere il momento in cui ci sentiamo finalmente liberi di costruirci il futuro. Il momento in cui la buona politica si sente di nuovo libera di creare le condizioni per un nuovo, diffuso e giusto benessere. 

E’ il momento per farlo. Cogliamolo.

Alexis Vallet

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