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Dibattito aperto da Mario Vietti
mercoledì 19 ottobre 2011
Ormai la manifestazione di pulsioni anti-casta è diventato sport popolare; il cittadino, in un periodo di grave crisi economica ed ideale, si sente distante dalla classe politica che da parte sua fa di tutto per non accorgersi della situazione drammatica in cui molti si trovano ad annaspare: lavoro che manca, giovani senza futuro, sacrifici economici richiesti a tutti meno che ai politici.
Di certo, non è difficile capire e condividere l’indignazione del cittadino vessato che rovescia le sue frustrazioni sui politici facendo di ogni erba un fascio: non a caso la frase più gentile (e meno realistica) che si sente sulla bocca di tutti è: “sono tutti uguali”; di certo molti pessimi esempi di privilegi e di abusi giustificano un atteggiamento di disgusto e di insopportabilità della situazione.
Cercando però di ragionare senza farsi prendere dalla rabbia o dalla delusione, ci rendiamo conto tutti che la democrazia, e di conseguenza la politica, ha un costo.
Se accettiamo che i partiti siano strumenti di partecipazione organizzata dei cittadini alla vita politica; se riconosciamo il loro ruolo di mediatori tra le istituzioni rappresentative (parlamenti, consigli, ecc.); se attribuiamo loro una funzione pubblica, dobbiamo anche preoccuparci che essi dispongano di mezzi economici per poterla esercitare al riparo da intimidazioni e tentativi di orientarne l’azione.
Io accetto questa impostazione e non sono, perciò contrario, in linea di principio, al finanziamento pubblico dei partiti politici.
Credo che non vi siano alternative democratiche a questo orientamento; si può discutere (e il nostro giornale o il forum vogliono essere una tribuna per tutti i cittadini, soprattutto quelli che contesteranno queste mie note e ne proporranno altre) sulle modalità di erogazione del finanziamento, sull’entità di tale contributo, sulla necessità che ciascuno riceva secondo il proprio peso, sulla maggior trasparenza possibile delle fonti, sul controllo rigoroso della documentazione di entrate ed uscite; insomma le modalità di quantificazione e di erogazione dei contributi possono essere discusse e rese rigide e controllabili quanto più possibile; sarà sempre meglio che il finanziamento illecito dovuto ad episodi di concussione, a tangenti, a finanziamenti sottobanco.
Alla stessa stregua, difendo con decisione il sostegno pubblico alla stampa di partito: in un mondo in cui l’editoria è in mano a pochi grandi gruppi influenti e la stampa non è, contrariamente a quanto si sostiene da più parti, libera, un finanziamento trasparente, che difenda la libertà di espressione di tutti – in particolare di coloro che non hanno, per le più disparate ragioni, una tribuna istituzionale dalla quale far conoscere i propri punti di vista - mi pare soluzione democratica e garante della pluralità di espressione.
Certo, anche in questo caso gli esempi a cui siamo confrontati non sono sempre edificanti ed i sotterfugi o, peggio, le truffe, sono sempre possibili: però credo che un meccanismo serio e controllato di finanziamento sia mille volte meglio della legge della jungla, dove ognuno arraffa dove e come può.
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