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Rifiuti e Valli alpine, spunti per la costruzione del modello valdostano

Chatillon, 14 marzo

La Provincia autonoma di Trento, 530.000 abitanti, è ormai al quarto aggiornamento del piano di gestione dei rifiuti e punta con decisione verso l'abolizione delle discariche, cercando di chiudere il ciclo senza recupero energetico. 

Una realtà di montagna che in pochi anni è giunta a livelli d'eccellenza. 

Per descriverla, ALPE ha invitato, il 14 marzo in una serata presso l'hotel Rendez Vous di Châtillon, Mauro Gilmozzi, assessore provinciale di Trento alle infrastrutture e all'ambiente, Paolo Nardelli, dirigente dell'agenzia per la depurazione della provincia di Trento e Andrea Ventura, direttore di Fiemme servizi SpA. Al tavolo dei relatori anche i consiglieri di ALPE Fabrizio Roscio e Chantal Certan, mentre fra il pubblico, oltre a numerosi altri consiglieri regionali, erano presenti anche gli assessori Antonio Fosson e Luca Bianchi.

«Nel 2002 la nostra raccolta differenziata era solo al 21%», ha spiegato l'assessore Gilmozzi. «In poco più di un decennio siamo giunti al 76%, con punte che raggiungono l'86% (per esempio, la Val di Fiemme), mentre la città di Trento è all'80%. I maggiori passi avanti li abbiamo fatti introducendo la raccolta porta a porta e la tariffa puntuale, in base alla quale paga di più chi produce maggiori quantità di rifiuto indifferenziato». 

Le politiche di corretta gestione non sono però sufficienti. «La chiave di tutto», ha spiegato Gilmozzi, «è stata la piena collaborazione di Comuni, cittadini e aziende. Questi modelli non si impongono, ma si costruiscono giorno per giorno. L'ultimo passo da compiere è andare “oltre” il rifiuto, cercando di recuperare tutto il materiale, senza ricorrere alla valorizzazione energetica». Infatti, la drastica riduzione della frazione indifferenziata ha fatto tramontare l'ipotesi di un inceneritore: «Eravamo partiti convinti della necessità di un impianto di trattamento a caldo, ma ci siamo dovuti ricredere grazie ai risultati raggiunti (il residuo secco è di sole 70.000 tonnellate e presto arriverà a 50.000). Un termovalorizzatore sarebbe una scelta ormai antieconomica». 

A descrivere nei dettagli il quarto aggiornamento del piano rifiuti ci ha pensato Paolo Nardelli: le discariche saranno progressivamente ridotte e, infine, chiuse. «Un ruolo importante», ha sottolineato Nardelli, «lo svolgono anche le 38 azioni adottate per prevenire la produzione di rifiuti». Andrea Ventura ha parlato della gestione d'eccellenza in Val di Fiemme: «Si tratta di una comunità di circa 20.000 abitanti, ai quali si devono sommare i flussi turistici stagionali. Grazie alla raccolta porta a porta, alla tariffa puntuale e alle azioni di riduzione dei rifiuti, siamo giunti a una quantità di rifiuti indifferenziati annui di soli 52 Kg per abitante». Deve ricredersi chi pensa che a simili risultati corrispondano elevati costi per i cittadini: «Ogni famiglia spende mediamente 139 euro all'anno. Ma chi vuole può risparmiare molto, poiché la parte variabile della tariffa dipende dal numero di svuotamenti del contenitore da 120 litri. Ogni svuotamento costa 13 euro e le famiglie più attente riescono a farne solo uno e due all'anno». 

Fiore all'occhiello del sistema è l'impianto di trattamento della frazione organica. «Ne ricaviamo un compost di grande qualità, che va letteralmente a ruba. Basti pensare che il deposito che avevamo progettato si è rivelato sovradimensionato, proprio perché il materiale viene prelevato dagli agricoltori appena pronto». Ventura ha rassicurato anche sul fronte dell'impatto ambientale: «Il nostro impianto è completamente chiuso e non ne fuoriesce alcun odore». 

Dalla provincia di Trento, dunque, viene il buon esempio che la Valle d'Aosta, molto più piccola, potrebbe riprodurre in breve tempo.

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Rifiuti e Valli alpine, spunti per la costruzione del modello valdostano

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