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Dès demain repensons l'agriculture

Incontro pubblico a Saint-Christophe per ascoltare e discutere insieme le soluzioni

ALPE, REPENSER L'AGRICULTURE: DAL MONDO AGRICOLO LA RICHIESTA DI CERTEZZE

Che ruolo ha l'agricoltura per il Governo regionale? La risposta, netta, viene da un grafico mostrato dal consigliere Albert Chatrian nell'incontro organizzato da ALPE a Saint-Christophe il 16 novembre: nel 2010, il bilancio riservava al settore agricolo 76 milioni di euro, nel 2014 saranno solo 23, che scenderanno a 18 nel 2015. 

«A questo si sommano i ritardi nei pagamenti dell'indennità compensativa e della misura agroambientale: sette anni per mandarli a regime e la campagna 2013 non è stata ancora liquidata», denuncia Chatrian. 

«Manca la volontà politica. In queste condizioni, mi chiedo se ha ancora senso mantenere in Valle d'Aosta un dicastero all'agricoltura. Un'altra presa in giro è venuta dalla legge sui riordini fondiari. Con il 100% dei proprietari richiesto, di fatto i riordini sono diventati impossibili».

Il presidente di ALPE Piero Floris, che del dibattito è stato anche moderatore, ha rimarcato la necessità del sostegno pubblico a chi si occupa di agricoltura in un territorio disagiato come quello montano, senza che questo, tuttavia, si traduca in uno sterile assistenzialismo. 

Le difficoltà di questo lavoro le ha descritte bene Rino Machet, allevatore di Saint-Denis. 

«Produrre il latte costa 65 centesimi al litro, ma il prezzo medio liquidato è di soli 55 centesimi. Per di più, solo 30 centesimi sono pagati subito, il resto dopo 15 mesi. Non va meglio con la vendita del bestiame: una vitella, dopo un mese e 180 litri di latte bevuti per alimentarsi, viene venduta a non più di 70 euro. Se aggiungiamo il costo del parto, che è di 100 euro, vediamo che anche in questo caso l'allevatore ci perde».

Da Rino Machet e da altri agricoltori intervenuti nel dibattito la richiesta più pressante è stata quella di avere almeno delle certezze sui pochi soldi che rimangono e di ridurre il più possibile la burocrazia.

Esigenze alle quali si è richiamato anche Emanuele Dupont, consulente della Regione Piemonte, secondo il quale si deve rompere l'attuale isolamento dell'allevatore, totalmente dipendente dalla burocrazia regionale, elefantiaca, inefficiente e per nulla trasparente. 

«Le certezze che chiedono gli operatori del settore», ha detto Dupont, «fanno parte delle regole della nuova programmazione, fondata, tra l'altro, sulla conoscenza, la consulenza e il partenariato».

Le potenzialità ci sono e sono molte le azioni da mettere in campo nel prossimo settennio del Piano di sviluppo rurale. 

Sempre dagli agricoltori, tante le proposte per il futuro. La parola d'ordine sembra essere una: diversificare. 

Le abitudini degli italiani cambiano e non è più sufficiente basare la produzione su formaggi e carne. Si dovrebbe puntare anche su altri prodotti lattiero caseari, come i formaggi freschi e lo yogurt, coltivare una parte del fondovalle, con orti e frutteti al posto dei pascoli.

Essenziale, comunque, sarà eliminare tutte le incertezze. 

«La strategia del Rollandin bis è di vivere alla giornata. Ma così non si può andare avanti. Se non invertiamo questa rotta, non ne usciremo», ha concluso Chatrian.

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