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Sistemi elettorali e diritti delle minoranze

Avise, 9 settembre 2012

Con presenze significative esterne alla Valle d'Aosta e all'Italia, l'Università estiva organizzata da ALE, APL e ALPE ha approfondito nella giornata di domenica 9 settembre il tema dei sistemi elettorali, un argomento tecnico ma essenziale per lo sviluppo dell'azione dei movimenti regionali che molto spesso si devono battere per ottenere uno spazio di rappresentanza. 

I punti all'ordine del giorno sono stati il problema della rappresentanza delle minoranze e l'analisi approfondita di sistemi elettorali vigenti o proposte di leggi elettorali allo studio. 

Il dibattito - organizzato in modo tale da avere un apporto su questi punti di vista - è stato moderato da Robert Louvin. 

Nell'introduzione Eva Bidania, consigliere tecnico dell'ALE a Bruxelles, ha spiegato che l'Europa non ha la competenza sulle questioni elettorali. Il panorama è composito e i risultati della rappresentanza sono diversi da paese a paese perché non esiste un sistema elettorale transnazionale per la costituzione del Parlamento europeo. Ci sono delle proposte ma i membri della commissione stanno ancora discutendo sulla questione. "La situazione in Europa è un casino" - ha concluso Eva Bidania - "la presenza delle minoranze negli organismi europei dipende dalla volontà politica degli Stati. L'ALE vuole difendere i popoli d'Europa, questo è il nostro leit motiv perché la mancanza della rappresentanza politica delle minoranze è una questione primordiale per il futuro dell'Europa". 

“Si parla oggi di premi di maggioranza, preferenze, collegi…" - ha spiegato nel suo intervento Alberto Bertin chiamato per ALPE a presentare il quadro dei sistemi elettorali oggi vigenti e le proposte in esame. "Di fatto, le discussioni sul tema escludono la rappresentanza dei territori, delle minoranze, delle culture politiche piccole ma significative… In effetti non si parla a livello nazionale della possibilità di dare una tribuna ai partiti e alle minoranze. Al contrario, si discute di alzare la soglia dello sbarramento limitando la rappresentatività delle minoranze nel Parlamento. A livello di elezione per il Parlamento europeo la competenza di modificare la legge elettorale è degli stati. In Italia, per esempio, sono previsti collegi elettorali molto ampi e così spesso le Regioni non vengono rappresentate anche perché, per esempio, i partiti piccoli non solo rappresentano pochi elettori ma anche non possono permettersi alte spese elettorali. Così assistiamo al successo nelle elezioni europee di star della tv che hanno acquisito popolarità extra politiche. A livello europeo ci sono diverse proposte. Una che ha fatto discutere è la possibilità di presentare liste transazionali e di dare all'elettore due voti: uno su lista di rappresentanza nazionale e uno per la lista transnazionale. Questo darebbe 25 eletti supplementari. Ma anche questa proposta non tiene conto della rappresentanza di territori e minoranze. Questo sta creando un deficit di partecipazione e democratico che sta diventando un problema degli stati e dell'Europa". 

Giorgio Lunelli, capogruppo provinciale dell'Unione per il Trentino, si è soffermato sui due principi che oggi sembrano guidare le riforme elettorali, quello della rappresentatività e della governabilità. "Oggi, facendo i piccoli chimici, cioè mettendo un po' di un elemento e un po' dell'altro si può arrivare a creare delle esplosioni. E le scelte tecniche vengono poi pagate dai cittadini" - ha esordito. "Attualmente il meccanismo introdotto in Italia è per definizione del suo stesso promotore una porcata. Per diversi livelli: innanzitutto perché penalizza ogni espressione territoriale (a causa del premio di maggioranza nazionale e dello sbarramento) e secondariamente perché non assicura governabilità. Quindi non garantisce né governabilità né rappresentanza. Inoltre, il Parlamento italiano, composto da uomini scelti dai partiti, è molto distante dai cittadini. La prossima legge elettorale, però, non deve essere peggiore del porcelllum". Secondo Lunelli stiamo tornando ad un neo centralismo che calpesta i diritti delle regioni. E questo sta passando grazie alla crisi economica… Con l'ottica del risparmio, si sta infatti applaudendo a politiche che penalizzano e devastano le comunità locali affidando a poche persone il mandato di governare. Per usare un'immagine, le logiche verticali stanno prevalendo su quelle orizzontali. 

Infine, Laurent Blondaz (Mouvement Région Savoia) ha apportato nel dibattito lo sguardo francese presentando la situazione della Francia dove le minoranze non sono riconosciute e dove c'è un grande nazionalismo. In quest'ottica si inserisce la battaglia del Mouvement Région Savoie per ottenere lo statuto di regione separandosi dal dipartimento Rhones - Alpes. "La Francia non ha mai scoperto la democrazia. I francesi credono di avere già raggiunto la perfezione con la rivoluzione francese - ha provocatoriamente affermato Blondaz. Per la vera democrazia, invece, bisogna partire dal basso, dalle comunità. La Savoia non ha rappresentanza e il nostro movimento si batte affinché la nostra regione possa vivere la democrazia". 

Le conclusione della tavola rotonda sono state tirate da Carlo Perrin: "In questo contesto di crisi economica il quadro per la sopravvivenza dei piccoli popoli non è rassicurante. Quello che è emerso da questi incontri è che se non ci pensiamo noi al nostro futuro chi ci pensa? Noi, comunque, abbiamo sempre creduto nell'Europa ed abbiamo sempre posto in essa grandi speranze ed aspettative. Credo così che anche se siamo piccoli, creando dei legami tra tutti i piccoli popoli d'Europa, unendoci, potremo fare valere la nostra voce anche a livello politico. L'unione fa la forza!"

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Université d'été - Avise, 9 settembre

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Université d'été - Avise, 9 settembre

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