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Ripartire da Chivasso

Palazzo Einaudi, 8 giugno 2012

Ripartiamo da Chivasso. C'è molto da scrivere, ma anche molto da cancellare - Robert Louvin

L’incontro di oggi a Chivasso fa seguito ad uno scambio di idee iniziato un anno fa. Ci siamo cercati, ci siamo trovati e ci siamo accorti che gli uomini delle Alpi hanno molto in comune e hanno perso fiducia in un certo modo di fare politica. Crediamo nel mutuo riconoscimento tra i Movimenti politici e in rapporti federali e paritari tra noi. Il momento non è facile: oltre alla crisi politica ed economica nazionale, viviamo una situazione di assalto alle montagne dal punto di vista ambientale e di annullamento delle identità culturali. Proprio per questo dobbiamo difendere i territori e le identità. Giorgio Lunelli ed io siamo gli sherpa per ALPE e UPT in questa fase di costruzione: i nostri rispettivi Movimenti ci hanno chiesto di provare a chiamare a raccolta gli altri popoli delle Alpi per vedere se c’è la disponibilità a fare un percorso insieme. Ed eccoci qui. Ci ritroviamo oggi con uno spirito simile a quello del 1943, ma alla luce del sole e non in clandestina. Consapevoli anche del fatto che, nel 1943, pur tra mille difficoltà, c’era molto da scrivere. Oggi forse c’è molto da cancellare. Ma siamo sognatori e non ci arrendiamo di fronte alle difficoltà. Certo ci vorrà tenacia, ma è possibile tracciare una via diversa. Per fare ripartire le nostre terre alte.

Ripartire dai territori non è un’esaltazione del localismo - Giorgio Lunelli

Che senso ha fare oggi un incontro delle Comunità alpine? Che senso ha partire dai territori? Siamo controcorrente? Siamo addirittura contro il flusso della storia? Ripartire dai territori non è un’esaltazione del localismo. Il territorio è la casa dove si vive, con tutti suoi problemi ed aspirazioni. Parlare dei territori non è rifugiarsi nel piccolo, nello spazio egoistico del conosciuto. Siamo persone, associazioni, realtà che cercano di proporre un’altra politica, un modo diverso di intendere la politica. E non è un caso che l’iniziativa sia partita da piccoli partiti politici territoriali. Siamo legati al territorio, ma non vogliamo certo occuparci solo del nostro territorio. Per usare un'immagine, vogliamo guardare il mondo dalle terre alte e sfruttando questa diversa prospettiva portare generosamente il nostro contributo di idee al rinnovamento delle regioni del nord e del nostro paese.

Dalle Alpi la corretta gestione dei beni comuni - Luca Mercalli

Luca Mercalli, climatologo e meteorologo

Siamo alla soglia di cambiamenti epocali. Tra dieci giorni ci sarà la conferenza di Rio, vent'anni dopo la celebre prima conferenza sul clima, ma purtroppo questo incontro importantissimo viene ancora visto da qualcuno come optional, come qualcosa di non importante. In troppi credono ancora che sia più urgente parlare di crescita che di cambiamenti climatici... La crisi inizia nel 2008 ed è legata al petrolio che non scorre più facilmente come negli anni '60 mettendo in crisi tutto il sistema. Il vecchio modello di sviluppo chiede energia a basso prezzo che però non esiste più e porta, come conseguenza, cambiamenti climatici e consumo del territorio, problemi di cui le Alpi pagano le spese. Allora i territori alpini possono prepararsi a qualcosa di travolgente. Non essendo travolti ma cogliendo la possibilità di mettere in pratica sottili strategie di sopravvivenza, il che non vuole dire miseria, ma regole di gestione dei beni comuni. Gestire i beni comuni non è comunismo, ma è creare regole perchè il territorio non sia ulteriormente depauperato e sia usato in modo tale che le generazioni future ne possano usufruire. Allora perchè non proporre la gestione dei boschi e dei pascoli come bene comune come è nella tradizione delle nostre montagne? La montagna, inoltre, sta dimostrandouna grande forza innovativa elaborando nuovi modelli di sostenibilitàenergetica. È spesso la montagna che propone. Credo che seriusciremo a mettere insieme la coscienza del limite checontraddistingue i montanari con l’innovazione, le terre alteavranno qualcosa da dire a tutto il pianeta.

La montagna è un luogo dove si deve poter vivere - Mauro Gilmozzi

La dichiarazione di Chivasso è un riferimento, un monito dei nostri antenati affinché la montagna non fosse dimenticata. A 70 anni dalla carta cosa resta? La montagna non è il parco divertimenti della pianura e non è - come secondo una visione passatista -.un luogo che non esiste se non nella fantasia. Personalmente poi non condivido che non meriti attenzione perché poco abitata e marginale… Invece deve essere un luogo vivo, dove vivono le persone, che è mantenuto e dà benefici anche a chi vive sotto. In montagna si deve vivere, ci devono essere i giovani. Il tema importante è come garantire e quanto è stato garantito a questo paradigma montagna in questi ultimi anni. Poco. Ci sono aree dove ci sono solo anziani, non ci sono giovani, non ci sono sevizi. Vorrei montagne popolate e sulle quali la gente ha diritto di vivere anche in futuro. La montagna deve garantire: lavoro, collegamenti e qualità della vita.

Do ai miei figli le radici e le ali - Sandro Plano

Come è possibile essere tradizionalisti e innovatori? Autonomisti e europeisti? Sembra impossibile ma le genti di montagna ci possono riuscire. Perchè la montagna riesce a innovare nella tradizione e unisce, non divide. Sono il presidente della Comunità montana Val di Susa e Sangone e faccio questa semplice ma amara considerazione: a livello nazionale hanno detto che volevano tagliare i fondi alla casta e da un giorno all'altro hanno tolto a noi, alle comunità montane, che non navigano nell’oro, non a loro. È stata solo una manovra mediatica. Noi non siamo il problema. Cerco di dare ai miei figli le radici e le ali. La rete serve a superare l’idea di isolamento della montagna. In Italia restano credibili la mamma, gli alpini e la montagna. Il resto è caduto. 

Occupiamoci del pianeta, del territorio in cui viviamo e del patto intergenerazionale - Michele Fino

Michele Fino, docente di scienze gastronomiche presso l'Università di Pollenzo

Dobbiamo passare dall’occuparci delle cose buone che mangiamo, ad occuparci di tutto quanto sul pianeta sta dietro a ciò che mangiamo. E così del territorio in cui viviamo e del patto intergenerazionale, ovvero della sostenibilità. Un soggetto politico che nasce deve avere un'idea forte per il progresso, dimenticando lo sviluppo e tenendo bene in mente il rispetto per le generazioni. I territori devono pesare in politica: se in Piemonte il 45% del territorio è montano, almeno il 10 per cento dei consiglieri deve venire dalla montagna. Le circoscrizioni per eleggere i consiglieri devono compensare demografia e dimensioni, perché è inammissibile che territori enormi non siano rappresentati. Certo, il principio demografico è fondamentale, perché l'uomo è al centro dell'attenzione della politica, ma considerare solo la demografia implica il trascurare come l’uomo si rapporta con il territorio. D’altro canto, la democrazia rappresentativa nei piccoli comuni non ha senso. Dobbiamo proporre consigli comunali che siano assemblee di tutti i residenti, perché la democrazia diretta va preferita e praticata proprio dove è più possibile e necessaria.

Il ruolo delle minoranze linguistiche - Fabio Chiocchetti

Rappresento i ladini e sono convinto che le nostre esperienze hanno radici comuni. L'incontro di oggi è per me un dialogo tra forze e persone che hanno idee nuove anche per il resto del paese. Di fronte alla desolazione del panorama nazionale portiamo proposte culturali… E in questo credo che le minoranze linguistiche possano giocare un ruolo importante per offrire un modello che farà bene alla nazione intera.

L'importanza dell'autonomia e del federalismo - Claudio Bizzozero

Sono appena stato eletto sindaco di Cantù, un comune che non è propriamente montano. Eppure, in questa riunione, pur trovandomi in una riunione politica, mi sento in sintonia con voi. Cosa che di questi tempi non è frequente. Non vengo da una terra di montagna, ma da Cantù che è in area pedemontana e al centro delle alpi: una zona di unione e di ponte. Non sono montanaro ma sono un convinto autonomista. Voi, valdostani e trentini, avete avuto il vantaggio di teorizzare l'autonomia e di praticarla, di renderla tangibile e questo vi dà una responsabilità. Non facciamo una federazione dei territori alpini ma una federazione dei movimenti autonomisti del paese.

Abbiamo le nostre risorse e ce le dobbiamo poter organizzare e gestire - Roberto Colombero

Vengo dalla comunità montana Valli Maira e Macra, nel cuneese. Siamo in un momento di grossa crisi, ma qualcosa deve essere fatto anche in questa situazione difficile ed eterogenea. Ci sono comuni che non riescono a fare cassa neanche con l’edilizia, neanche con l'IMU. Ci sono zone delle nostre Alpi che stanno proprio morendo… Noi speriamo nel nostro territorio, ma vedo che i politici regionali e nazionali non adottano politiche a favore delle nostre terre. In Piemonte di monte c’è solo un pezzo di nome. Noi stiamo lentamente morendo e, citando Pablo Neruda, per vivere dobbiamo "ribaltare questo tavolo". Non intendo più scendere a valle a chiedere le elemosina con il cappello in mano. Abbiamo le nostre risorse e ce le dobbiamo poter organizzare e gestire. Il senso della comunità e del territorio deve essere declinato nelle nostre vallate. Sennò in futuro avremo solo più orde di barbari che verranno in montagna a fare incetta di risorse e voti.

Facciamo un cartello con scritto "La montagna non deve morire" - Lido Riba

Fino ad oggi nei nostri territori, la Valle d'Aosta ed il Trentino sono stati viste come delle regioni privilegiate, voi siete stati per noi quelli che ce l'hanno fatta. Quello di cui abbiamo bisogno è un forte movimento nel quale si spendono soggetti non rappresentativi di aree evolute ma capaci di dire apertamente che il destino della montagna è comune. Bisogna trovare la capacità di farsi ascoltare… Bisogna mettere un cartello con scritto "la montagna non deve morire", farlo firmare da mille intellettuali e poi presentarci tutti insieme dai politici! 

I professori non conoscono il territorio - Giacomo Lombardo

Sono sindaco di Ostana, in Val Po. E' per me inquietante che gli enti locali siano stati così duramente colpiti e che il mondo intellettuale non abbia detto niente. Si sa che quando i piccoli comuni saranno gestiti da un potere più grande moriranno… E già ci stanno ammazzando di burocrazia… Abbiamo manifestato il nostro dissenso al governo Prodi e a quello Berlusconi senza ottenere risultati. E oggi non va meglio con quello dei professori, perchè i professori non conoscono il territorio e la gente. Così, non possono nemmeno immagniare quello che si può fare per facilitare la vita dei cittadini. Spero che da quest'incontro nasca qualcosa, non una serie di conferenze…

Facciamo qualcosa subito - Vania Malacarne

Vania Malacarne, sindaco di Lamon

Sono il sindaco di Lamon, un comune veneto che confina con il Trentino. Abbiamo un indice di invecchiamento di 382. Abbiamo 17000 euro di oneri di urbanizzazione e senza Imu non riesco a spalare neve, ad aprire scuole, a pagare i debiti delle amministrazioni precedenti che hanno speso per l'acquedotto e per le strade. Lamon è passato agli onori della cronaca per il referendum di annessione al Trentino nel quale il 93 % dei lamonesi si è espresso per il sì. Poi sono cambiati i governi e l'iter si è bloccato! Io chiedo di fare in fretta! Non abbiamo decenni davanti, il tempo stringe, facciamo qualcosa subito.

Gianpiero Aschiero - superare l'omologazione e la globalizzazione che ci hanno portato ad avere culture tutte uguali

Sono consigliere comunale a Savona, anche io mi sento legato alle montagne. Le Alpi iniziano al Colle di Cadibona e noi ce ne sentiamo parte. Il territorio del mio comune va da zero a 800 metri ed è costituito di boschi. La Liguria è l'entroterra, non solo la stretta fascia costiera dove c'è una forte pressione della cultura della pianura e grande speculazione. La cultura ligure è nella cultura occitana, è una cultura di pastori e di entroterra che però adesso ci è negata. Vorrei che il nostro ristrovarsi portasse avanti un discorso autonomista che ci aiutasse a superare l'omologazione e la globalizzazione che ci hanno portato ad avere culture tutte uguali.

La possibilità della macroregione è da sfruttare - Lusso

E' vero, i professori cosa conoscono nulla del territorio… Le Alpi sono una cerniera che apre e che chiude. Sono comunque terre molto diverse diverse tra loro. Uno strumento per le Alpi è l’Europa: la possibilità delle macroregioni deve essere usata per aggirare le strategie nazionali. Guardiamo alle grandi regioni all’interno dell’Europa e facciamo un grosso lavoro culturale. Questa nostra istanza deve diventare un patrimonio di tutti facendo battaglie con obiettivi semplici e usando gli strumenti che ci sono. Non deve passare l'idea che siamo dei privilegiati che vogliono tutelarsi.

Senatore Andrea Fluttero - Le dinamiche della storia non stanno più passando dai territori

E se queste cose le avessimo dette anni fa? Ormai non possiamo che constatare che il modello dominante è in crisi, dal punto di vista ambientale e politico. Ma dalla politica non arrivano risposte. Stiamo andando verso leaderizzazione e verticalizzazione e seguiamo logiche macro. Guardate cosa sta facendo Monti per l'Italia: va in Cina, a Dubai, a Bruxelles, alla BCE. Le dinamiche della storia non passano più dai territori ma da dove girano i flussi finanziari. A mio avviso, però, questo sistema è pronto ad implodere.

I cittadini ci chiedono di smetterla di giocare e di non pensare ai problemi reali - Chantal Certan

E' stato un pomeriggio di antipolitica costruttiva. O di politica con la P maiuscola. Abbiamo parlato di cultura, dalla quale non possiamo prescindere e che deve essere al centro di ogni azione. Ma ci sono state anche proposte amministrative. Io sono vice sindaco di un piccolo comune e sento che la crisi sta arrivando. La politica non può più fare finta di niente. I cittadini ci stanno chiedendo di smetterla di giocare e di non pensare ai problemi reali. Ci sono state parole come speranza, coraggio e credibilità che sono concetti fondamentali. Come ALPE abbiamo un profondo senso di responsabilità su questi argomenti e abbiamo sentito la necessità di quest'incontro per non isolarci e continuare a parlarci addosso. La comunicazione e lo scambio fanno crescere e fanno guardare il futuro e non il passato che è comunque la nostra base fondante.

Cerchiamo soluzioni concrete - Flavia Fontana

Pensiamo al bene comune e alla gestione del bene comune. Abbiamo parlato di territorio perché è partendo dal territorio e cercando di considerarlo che si possono trovare le soluzioni. Cose conncrete affinché la gente viva bene. Avendo bene in mente la "cultura del limite" chiediamoci cosa possiamo fare? Senza trascendere, ma trovando soluzioni. Solo se riusciremo a diventare un gruppo di persone, potremo diventare un esempio per l’italia. Vorremmo arrivare a creare un movimento, una federazione di partiti che vogliono il bene della propria gente.

La politica deve dare gambe a tutte queste belle idee - Carlo Perrin

Oggi più che mai sono fiero del nostro nome, ALPE, che è un acronimo, ma che probabilmente è stato profetico. Il vecchio modello di sviluppo è crollato e oggi lo si cura con medicine che attutiranno gli effetti ma non risolveranno il problema. Nel vuoto è il momento propizio per lanciare idee nuove, lavorare a dei progetti. Velocemente, perchè non abbiamo tempo da perdere. Non affidiamoci a modelli che non sono i nostri. Il modello alpino è da proporre perché ha gli antidoti a questo sistema che ha inquinato il territorio e ucciso le culture marginali. Non siamo marginali, ma siamo al centro dell’Europa! Nella cultura alpina c'è il concetto di libertà. Da sempre siamo per l'autonomia e l'autogestione. Siamo federalisti di fatto. I popoli alpini sono solidali e non sono chiusi. Il modello del montanaro solitario è falso. Comunicano e hanno sempre comunicato. La cultura alpina ha gli antidoti a questo sistema che ha portato al disastro. Noi il senso del limite lo abbiamo insito. Non credo nelle politiche verticistiche e le montagne sono da sempre comunità vive che devono appropriarsi del proprio destino e autogestirsi risolvendo nel proprio territorio tutto quello che può senza interferenze. Questa è la sussidiarietà. Questo incontro è eccezionale: queste giornate fanno venire voglia di occuparsi delle cose. La politica deve dare gambe a tutte queste belle idee e questi movimenti che non sono classificati nella politica tradizionale possono avere la forza per superare la crisi della politica.

È un doppio impegno: per la nostra casa e per l’Italia - Lorenzo Dellai

Lavoriamo per sentirci meglio dentro la casa comune rappresentata dalle Alpi, ma questo non lo facciamo solo per chi vive in montagna, ma anche per la campagna, la città, le valli. Noi, ponendo la questione delle Alpi, poniamo il ritorno ad un paese vero. Quello che abbiamo in testa per il nostro territorio alpino è qualcosa che stimola. È un doppio impegno: per la nostra casa e per l’Italia. Per noi le Alpi rappresentano grandi problematiche e risorse. Le Alpi sono risorse ambientali e etiche. Notiamo con preoccupazione che c’è un ritorno al centralismo, ma la montagna è sempre stata autonoma. Rifiutiamo separatismo e nazionalismo. Il percorso dell’autonomia è di responsabilità e lo offriamo in dono come contributo a tutte le altre persone, movimenti, esperienze come contributo per fare crescere il ritorno della politica vicina alla vita reale. Dobbiamo metterci in rete tra di noi facendo crescere questo messaggio. Voglio mantenere la mia identità politica portando quei valori e principi che stanno nell’arco alpino, nella sua storia, nei paesaggi e culture.

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Chivasso, 9 giugno 2012

Chivasso, 9 giugno 2012

Chivasso, 9 giugno 2012

Chivasso, 9 giugno 2012

Chivasso, 9 giugno 2012 - Michele Fino, docente di Scienze gastronomiche presso l'Università di Pollenzo

Chivasso, 9 giugno 2012 - Luca Mercalli, climatologo e meteorologo

Chivasso, 9 giugno 2012

Chivasso, 9 giugno 2012 - Il presidente della Provincia Autonoma di Trento Lorenzo Dellai

Chivasso, 9 giugno 2012

Chivasso, 9 giugno - Vania Malacarne, sindaco di Lamon

Chivasso, 9 giugno 2012

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