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Quando la Regione è matrigna

Spunti di riflessione tratti dalla serata organizzata da ALPE il 20 aprile 2012

Il 20 aprile si è svolto a Pont Saint Martin un incontro sulle politiche regionali in merito ai cantieri forestali.

Un folto pubblico e un dibattito vivace e ricco di interventi ci hanno confermato la rilevanza di una questione tanto delicata quanto controversa, che tocca in prima persona molti valdostani e che ha conseguenze pesanti per tutta la comunità regionale a livello sociale, ambientale ed economico.

L'iniziativa, promossa dalla Comunità Territoriale della Bassa Valle di ALPE, di recente costituzione, ha potuto essere organizzata grazie alla disponibilità degli organi direttivi regionali, che hanno accettato la nostra proposta mettendo a disposizione l'apparato organizzativo del movimento e le risorse necessarie.

La problematica è stata illustrata dai nostri consiglieri regionali Albert Chatrian e Robert Louvin, assieme ai rappresentanti sindacali Ramira Bizzotto della UIL e Mauro Filippi della CISL.

Dopo una breve cronistoria dell'incresciosa vicenda, gli interventi hanno affrontato la questione da diversi punti di vista, evidenziandone le pesanti implicazioni negative a livello di occupazione, di investimenti e di efficacia degli interventi.

Non provo neppure a sintetizzare la ricchezza di informazioni, opinioni e proposte che sono emerse nel corso della serata.

Cercherò invece di esprimere l'idea che mi sono fatta della questione, riportando, in maniera del tutto arbitraria e personale, alcuni aspetti per me particolarmente significativi.

Gli interventi sono stati unanimi nello stigmatizzare, prima di tutto, il metodo.

L'azione del governo regionale è stata improntata a decisioni unilaterali, non preannunciate e neppure argomentate con qualche verosimile motivazione né tantomeno discusse. Di grazia se c'è stata un'informazione a posteriori! Altro che concertazione: qui siamo di fronte al consueto assordante assolo.

Senza entrare nel merito delle disfunzioni vere e presunte (che peraltro chi ha gestito questo ambito per decenni ha avuto tutte le opportunità per risolvere) e di facili generalizzazioni, nessuno ha messo in dubbio che il settore potesse aver bisogno di una riorganizzazione. Per migliorare e non per distruggere. E quella adottata non era l'unica strada possibile, tant'è che in nessun'altra regione si è fatto come in Valle d'Aosta.

Ad ogni modo, attiene alla responsabilità politica (troppo spesso indebitamente rinviata ad altri) gestire ed accompagnare processi di cambiamento così importanti, che non possono essere improvvisati, ma devono essere graduali e progressivi.

Ciò comporta una progettualità a lungo termine e finalizzata al bene dei cittadini, che non sembra essere propria di chi governa questa regione.

Dati alla mano (e ce ne sono stati forniti molti ed inequivocabili nel corso della serata) il tutto appare incomprensibile. I conti non tornano e, soprattutto, non si capisce chi ci guadagna.

Non le centinaia di persone che si sono viste togliere il lavoro da un giorno all'altro, né i pochi che sono riusciti a rimanere in un circuito occupazionale ancor più precario di quanto già non fosse.

Non la Regione, che prima ha speso un sacco di soldi per la "Salvaprecari" e poi, con l'esternalizzazione del settore, continua ad investire più o meno la stessa cifra degli anni precedenti.

Anzi, si aggiunge il danno economico derivante dalla dismissione delle strutture e delle attrezzature di proprietà della regione, di cui non si prevede l'utilizzo da parte delle ditte aggiudicatarie.

Che fine faranno non è dato sapere.

Non l'efficacia e la qualità degli interventi di manutenzione del territorio, frammentati in mille rivoli (anzi 80 per la precisione!), affidati in molti casi a ditte che non hanno esperienza specifica in merito.

E anche se fosse, a fronte di una riduzione delle giornate di lavoro che è eufemistico definire drastica, come è possibile pensare che venga assicurato un pari risultato?

Se poi, invece, si è tolto il lavoro agli uni per darlo ad altri...

Non la comunità valdostana, sulla quale non possono non ricadere le conseguenze economiche e sociali che derivano da un così gran numero di posti di lavoro persi, oltre alle pesanti incognite sul futuro del territorio.

La sua "salute" è un bene comune primario ed è interesse di tutti potenziare e rendere più efficaci e coordinati gli interventi in questa direzione, anziché mortificarne e svalutarne l'importanza.

Incomprensibile.

Salvo dar ascolto al dubbio persistente che si tratti dell'ennesima prova di forza ("qui comando io").

In effetti, il dubbio si consolida sentendo alla TV, proprio mentre concludo questo pezzo, che la Regione intende utilizzare un milione di euro, derivante dall'avanzo di amministrazione 2011, per sostegno occupazionale ad una parte dei precari forestali che non hanno ritrovato impiego.

Insomma, con una mano ti tolgo il lavoro, con la dignità che ne deriva, con l'altra, quando hai capito ben bene la situazione, ti trovo un'altra "sistemazione", in un kafkiano gioco delle tre carte.

Dunque, benché con i soliti metodi deprecabili, qualcosa si sta muovendo per risolvere il problema contingente almeno di una parte di questi lavoratori e delle loro famiglie.

Quello che invece sembra caduto nell'oblio, da parte dell'attuale governo regionale, è l'altro protagonista della vicenda: il nostro territorio.

Problema tanto più grave ed incombente, proprio perché richiede interventi di prospettiva. La questione non si può risolvere con un taccone né con un contentino, magari in un'ottica preelettorale. Gli effetti, positivi e negativi, si vedranno solo a lungo termine.

Si tratta dunque della qualità della nostra vita, qui ed ora, ma soprattutto di quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. Protagonista, il territorio, che invece è stato ben presente, nel corso della serata, sia in termini problematici sia di proposte da approfondire e sviluppare nel quadro di un progetto politico di ampio respiro, nel quale lo sviluppo economico e sociale vadano di pari passo con la tutela dell'ambiente, in quanto bene primario della comunità.

Irene Bosonin

Responsabile della Comunità Territoriale Bassa valle di ALPE

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