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Incontro ALPE e UpT

Pont-Saint-Martin, 21 aprile 2012

Nel ex Sala Consiliare del Comune di Pont-Saint-Martin, sabato 21 aprile, ALPE ha incontrato l’UPT (Unione per il Trentino) per cercare prospettive di alleanza politica dei movimenti autonomisti dei territori alpini e una possibile azione comune che si collochi oltre la visione di semplice difesa del particolarismo e proponga un modello di organizzazione e di azione politica significativo ed esemplare anche per il rinnovamento della politica italiana. 

I due partiti, che già lo scorso anno si erano incontrati a Trento, hanno concordato in merito all'esigenza di dare nuovo impulso alla reciproca collaborazione e di impegnarsi congiuntamente per costruire un progetto politico comune dei territori alpini. All'incontro, per parte trentina, sono intervenuti: il presidente Lorenzo Dellai, il segretario politico, Flavia Fontana, l'assessore Mauro Gilmozzi, il capogruppo Giorgio Lunelli, Vittorio Fravezzi e Giampiero Passamani, della segreteria politica dell'Upt. Del Movimento ALPE erano presenti: il presidente Carlo Perrin e il segretario Chantal Certan, il vice presidente del Consiglio regionale Albert Chatrian, i consiglieri regionali Roberto Louvin e Alberto Bertin e rappresentanti dell’ Esecutivo e del Direttivo del Movimento.

A fare gli onori di casa il Segretario di ALPE, Chantal Certan, che ha aperto l’incontro sottolineando che stiamo vivendo una fase politica delicata dal punto di vista degli assetti dei partiti nazionali. “In questo nuovo contesto – ha dichiarato il Segretario politico di ALPE - acquista importanza l’incontro di due partiti come ALPE e UPT che mettono al centro della loro azione la partecipazione dei cittadini e il radicamento al proprio territorio”.

Di seguito proponiamo un breve sintesi degli interventi.

Robert Louvin - consigliere ALPE

Ci sono modi diversi di interpretare l’autonomismo nell’area alpina. Sottoscriviamo nei contenuti la dichiarazione politica appena firmata a Trento da UV e UVP, ma in essa constatiamo una debolezza di prospettive e limitatezza di orizzonti. Si avverte, infatti, nelle posizione espresse da questi due partiti storici per l'autonomismo solo una battaglia per il mantenimento di una situazione di privilegio e non uno slancio che possa abbracciare l’intero arco alpino. Viceversa noi ci stiamo muovendo affinché le Alpi diventino "speciali" e possano rappresentare per l'Italia e l'Europa un laboratorio politico allargato. In una situazione in cui le esigenze vere e profonde di sviluppo di tutte le comunità di montagna non vengono prese in considerazione, ci chiediamo insieme agli amici dell'UpT se c’è la volontà di trovare qualcosa che vada oltre i nostri confini. Usciamo quindi dalle nostre “terre alte” per andare a lanciare questo messaggio nelle altre regioni proponendo un modello di federazione politica.

Flavia Fontana - segretario UpT

Il progetto di costruire qualcosa insieme deve originare dai valori comuni di cui siamo portatori: coerenza politica, trasparenza, voglia di reagire alla situazione attuale della politica. Il nostro progetto adesso può sembrare solo un sogno, ma in realtà è un modo concreto di guardare al futuro. A piccoli passi, insieme, possiamo arrivare a qualcosa di importante.

Giorgio Lunelli, capogruppo provinciale e regionale UpT

Abbiamo molte cose in comune: siamo autonomie speciali, siamo regioni alpine, abbiamo rapporti con le comunità locali, siamo partiti perseguono una politica responsabile e partecipata. Oggi stiamo vivendo una crisi politica del nord che si manifesta nella implosione del modello leghista. Ma se la lega è in crisi non vuole dire che sia in crisi la domanda sul destino del Nord Italia alla quale il leghismo cercava di dare risposte

Lorenzo Dellai - presidente provincia autonoma di Trento

L'Italia ha bisogno di noi e dobbiamo riflettere su come possiamo allargare i nostri rapporti bilaterali. C’è stata un’accelerazione in questo riavvicinamento negli ultimi tempi perché c’è un grande vuoto in Italia, non solo al Nord. C’è una grande domanda di buona politica e noi crediamo di poterla soddisfare, di poter essere un modello. Per farlo tiriamo fuori i nostri valori, le esperienze e le pratiche della nostra cultura della montagna, il pluralismo e la partecipazione. Non sottovalutiamo l’impatto che una forte iniziativa come questa potrebbe avere a livello nazionale.

Mauro Gilmozzi - assessore della Provincia autonoma di Trento

Come vogliamo che sia vista la montagna? È un luogo che deve essere vissuto o abbandonato? Qual è il modello che perseguiamo? La nostra idea di autonomia – che ha radici molto antiche - è legata alla libertà e alla capacità di fare da soli. Noi sappiamo di vivere in una terra difficile, ma una terra di libertà. Non viviamo, quindi, l’autonomia come un privilegio, ma come capacità di fare da soli, anche a costo di fare un passo in più e non essere a carico dello Stato. Sentiamo che dobbiamo batterci perché venga riconosciuto il modello alpino. Il nostro è un modello che decentra, che è centrifugo. Quello metropolitano è centripeto. In Padania il modello vincente è diverso rispetto al nostro e infatti la montagna è stata più spopolata rispetto alle nostre valli trentine, altoatesine e valdostane.

Carlo Perrin - presidente ALPE

Personalmente sono affascinato da questo momento. Tutti parlano di crisi, crisi della politica, crisi dei partiti, crisi economica. A volte con la scusa dell’emergenza si corre il rischio di vedere messi in discussione anche i diritti acquisiti ed è per questo che in questa fase è importante vegliare. Nei momenti di crisi, però, si prende anche coscienza dei problemi e delle risorse di cui disponiamo: io penso che il nostro modello di montanari possa rappresentare un modello per il futuro, per uscire dalla crisi, per superare il sistema economico che si sta rivelando senza futuro. Per esempio, noi montanari ci stiamo rendendo conto che il turismo esasperato di massa è dannoso per il nostro delicato territorio. Quindi, con la saggezza montanara dobbiamo seguire un altro modello di sviluppo per risolvere la crisi. Dal punto di vista politico, il nostro sistema federalista ha delle potenzialità: i comuni rimangono a presidio del territorio, avvicinano i cittadini alla gestione della cosa pubblica e pertanto sono il punto da cui ripartire per ricostruire… Infine, credo anche che i nostri movimenti possano dimostrare di essere quel nuovo che tutti intravedono ma che è difficile da interpretare. Il nuovo non è Beppe Grillo, non è così che si risolvono i problemi. La crisi della Lega è significativa: è un movimento popolare che ha dato risposte sbagliate a domande giuste, alla voglia di partecipare, di esserci. Così le forme dei nostri movimenti sono più che mai vincenti, perchè da soli non si va da nessuna parte. Noi siamo federalisti, facciamo patti per non rimanere chiusi in noi stessi ma per dimostrare cheesiste ed è vitale un sistema alpino.

Giorgio Fravezzi - segreteria politica UpT

Essere credibili diventa importantissimo in questo momento. In politica bisogna ritornare alla passione perchè è proprio la mancanza di passione quello che allontana dalla politica. Partiamo da una forte federazione, ma non solo con l’arco alpino. La nostra federazione, infatti, deve poi sapersi confederare in un sistema più ampio. L’elemento di debolezza sottoscritto dai nostri partiti fratelli (UV e UVP) è che non vanno al di là di una politica difensiva. Secondo noi, invece, bisogna aprirsi ad altri e allearsi anche con altri parti del territorio alpino.

Un progetto politico comune dei territori alpini

Pont-Saint-Martin, 21 aprile

Pont-Saint-Martin, 21 aprile 2012 - Incontro ALPE e UpT

Pont-Saint-Martin, 21 aprile 2012 - Incontro ALPE e UpT

Pont-Saint-Martin, 21 aprile 2012 - Incontro ALPE e UpT

Pont-Saint-Martin, 21 aprile 2012 - Incontro ALPE e UpT

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