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Quali risorse per uscire dalla crisi?

Zone franche ad ALPE

1 dicembre 2011 - Quali risorse per uscire dalla crisi?

Una volta al mese ZONE FRANCHE rappresenta uno spazio di libertà, di confronto, di apertura. Giovedì 1 dicembre il tema della serata era di grandissima attualità e gli ospiti di rilievo. Quali risorse per uscire dalla crisi? Come ci si comporta di fronte al cambiamento che sta investendo il nostro Paese e la Valle d’Aosta? A dare risposte a queste due domande hanno provveduto quattro consiglieri regionali: Luciano Caveri dell'Union Valdôtaine, Enrico Tibaldi del Popolo della Libertà e Albert Chatrian e Roberto Louvin, di ALPE. La serata dibattito è sata moderata da Iris Morandi, responsabile del gruppo cultura di ALPE e consigliere comunale di Aosta.

In un quadro politico in profondo mutamento quali i riflessi per la nostra regione?

Crisi della politica e delle Istituzioni

Non siamo più (e forse non siamo mai stati) un'isola e le conseguenze del cambiamento del quadro politico si avvertiranno anche in Regione.

"La Valle d'Aosta è sempre un po' in ritardo - ha esordito Roberto Louvin. I cambiamenti che hanno portato alla fine del berlusconismo ci saranno anche da noi, ma i tempi non sono ancora maturi. Il problema è che il nostro presidente della giunta è chiuso nelle sue vecchie posizioni e si muove secondo logiche superate, che porteranno pesanti conseguenze nella nostra Valle. Noi crediamo invece che ci siano spazi per una nuova politica, per questo siamo pronti al dialogo anche con le altre forze politiche e questa serata ne è la dimostrazione".

"Siamo in un situazione di sconfitta della politica" - con queste parole ha iniziato la sua analisi Luciano Caveri. "Constatiamo un distacco dei cittadini nei confronti della politica ed è da questo scollamento che dovremmo ripartire. Oggi firmiamo una cambiale in bianco al governo Monti, ma è l'unica possibilità che abbiamo. Almeno l'Italia a livello europeo ha riacquisito credibilità e rispetto e non è più derisa...".

Per Albert Chatrian il problema è nello svuotamento di ruolo degli organismo rappresentativi: "La settimana prossima - ha spiegato - approveremo il bilancio, ma ormai i grandi giochi sono fatti. Dietro le quinte il percorso è tracciato in maniera scientifica e noi eletti ci sentiamo esclusi dal nostro ruolo. Purtroppo assistiamo ad una totale mancanza di scelte prese dalla collegialià, dagli eletti, dal Consiglio Valle, l'organo che dovrebbe essere rappresentativo degli interessi dei valdostani".

Enrico Tibaldi, unico rappresentante di un partito nazionale presente alla serata, ha considerato da un altro punto di vista la situazione: "Con Monti ha vinto la tecnocrazia dei banchieri, quella che paradossalmente ha messo in ginocchio l'Europa. La politica ha fallito, non solo il berlusonismo, ma anche la sinistra. Comunque, al momento conviene a tutti i partiti stare in panchina. Sono preoccupato dello strapotere della UE nei confronti dei governi nazionali. Dal canto mio non disconosco l'attività del governo targato PDL che ha operato e preso decisioni in un momento difficile non solo per l'Italia ma per tutto il mondo. Con il federalismo fiscale, gli ultimi anni del Governo Berlusconi hanno portato un'autonomia più spiccata soprattutto sotto il profilo finanziario. Ha riconosciuto i 10/10 e ha eliminato il privilegio del trasferimento sostitutivo dell'IVA da importazione. Così oggi la Valle d'Aosta è tenuta a cambiare, a rilanciare la sua economia reale e tagliare gli sprechi".

Quali riflessi concreti avrà la crisi mondiale in Valle d'Aosta?

Crisi finanziaria. Non tutto il male viene per nuocere

I riflessi ci saranno e la comunità li ha avvertiti prima della classe politica. I cambiamenti economici metteranno in evidenza le fragilità del sistema Valle d'Aosta.

"Nella crisi ci accorgiamo che siamo molto meno autonomi economicamente e politicamente di quanto pensavamo di essere - ha dichiarato Roberto Louvin. Dal punto di vista economico la Regione ha fatto un lungo percorso virtuoso a partire dal dopoguerra, poi, con l'entrata in vigore del riparto finanziario sono stati travolti i rapporti economici: abbiamo speso male tanti soldi per tanti anni, ma questa fase è finita. Dal punto di vista politico ci siamo accorti di una accresciuta pervasività della politica nazionale su quella locale. Di fronte a questa crisi (che non è solo economica ma anche sociale) sarà necessario un ripensamento complessivo della politica e un cambiamento di prospettive economiche: non dobbiamo credere che il progresso e la crescita indeterminata possano risolvere tutto. Qui in Valle è necessario cambiare la visione gigantista delle opere e privilegiare invece l'idea della sostenibilità".

Per Luciano Caveri l'Europa è stata minata dal veleno della liberalizzazione. "Qui in Valle - ha affermato - c'è un welfare forte, ma le risorse finanziarie calano. E allora dobbiamo riflettere sul modello di futuro, un futuro che, per esempio, sarà pieno di anziani. In questa fase ci troveremo necessariamente di fronte a forti assunzioni di responsabilità. E ho l'impressione che il bagno freddo sveglierà tutti".

PerAlbert Chatrian la vallata centrale è divisa in due: la bassa valle ha una marcia in meno, perché non riesce a rilanciare i settori industriali. Nell'alta valle, da Quart a Sarre, si sono concentrate le attività e il business. "Una politica nuova e diversa potrebbe cambiare la situazione. Penso che ci siano molte ricette da mettere in campo e che si debba partire da una nuova filosofia per discutere i problemi".

Affronta temi economici puntando il dito sulla mancanza di iniziativa privata e sull'eccessivo assistenzialismo Enrico Tibaldi: "C'è troppo poco privato e troppo pubblico in Valle d'Aosta - afferma citando IN.VA, forestali e ferrovia. Fino a quando l'economia valdostana potrà sopportare uno stato di assistenzialismo e controllo a questi livelli? Non possiedo la ricetta. Continuo a credere in una graduale riduzione del pubblico nell'economia e in misure che favoriscano i privati".

Il bilancio regionale sembra garantire una situazione ancora sostenibile per la Valle. E' così?

Quante risorse spese male... in tempo di crisi...

Nessuno dei quattro consiglieri è convinto dal bilancio regionale che sarà approvato la settimana prossima. Da punti di vista diversi, criticano le scelte nelle spese, la mancanza di lugimiranza e l'eccessivo ottimismo.

Insiste sul problema delle società partecipate Louvin: "C'è un continuo riversamento di risorse pubbliche sulle società controllate, che rappresentano quasi due terzi del bilancio regionale. nella gestione di queste società proponiamo più trasparenza democratica, perché il Consiglio Valle di queste società non si sa niente. Crediamo che la politica valdostana possa creare soluzioni diverse, invece qui c'è la politica di un uomo solo, c'è il messianismo individuale, un'arretratezza culturale che dobbiamo assolutamente superare".

Per Caveri il Bilancio regionale ricorda ancora gli anni in cui i valdostani sono diventati ricchi con il riparto fiscale, quando addirittura c'era difficoltà a spendere i soldi. "Il bilancio è una specie di mostro che si sposta con lentezza nel corso degli anni. Mi impressiona che oggi si discuta in Europa con proiezioni sino al 2020, mentre noi non andiamo oltre il 2014. Forse su alcune questioni ci si dovrebbe interrogare su una prospettiva più lunga".

"Mi sono chiesto molte volte che cosa avremmo messo sul tavolo del bilancio 2012-2014 se fossimo stati al governo - ha dichiarato Chatrian . Le nostre proposte sono registrare le criticità del sistema Valle d'Aosta e rileggere le scelte del bilancio secondo una fiosofia diversa". 

Per certi versi fuori dal coro l'opinione di Tibaldi: "Non demonizzerei l'uomo forte con estrema facilità. Rollandin ha una capacità di governare la macchina del potere, nel bene o nel male. E' comunque vero che il bilancio è ingessato in una serie di norme, che ne impediscono rapide evoluzioni. Nel 2012 c'è una riduzione dell'indebitamento e si prevedono maggiori entrate fiscali, a fronte di un'economia che secondo l'OCSE dovrebbe calare: mi pare che nel bilancio ci sia un eccessivo ottimismo. In questo bilancio parrebbe che la recessione non colpisca la Valle d'Aosta".

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