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Alpi e ecologia a vent'anni dalla Convenzione

Sabato, 19 novembre 2011

Locandina Alpi e ecologia

ALPE ha organizzato sabato 19 novembre all'Hostellerie du Cheval Blanc un incontro sul tema "Alpi ed ecologia a vent'anni dalla Convenzione".

Coordinati da Elio Riccarand sono intervenuti Monica Frassoni, Presidente dei Verdi Europei, Claude Comet, di Europe Ecologie e Consigliere regionale Rhônes-Alpes e Enrico Camanni, vice presidente di Dislivelli.

Le conclusioni sono state tratte da Robert Louvin.

Il 7 novembre 1991, veniva firmata la Convenzione alpina per la protezione della montagna e lo sviluppo sostenibile del territorio alpino.

A vent'anni di distanza, e nel bel mezzo di cambiamenti climatici che stanno trasformando la montagna, una riflessione si impone sull'avvenire delle Alpi.

Claude Comet (Europe et Ecologie) - Consigliere Rhônes Alpes

Claude Comet

Innanzitutto una presentazione: i verdi di "Europe et Ecologie" sono rappresentati da otto Consiglieri nell'esecutivo della Région Rhônes Alpes, una regione molto ampia, composta da 8 dipartimenti e con un bilancio di 2,4 miliardi di euro. Siamo ecologisti, siamo al governo con i socialisti e viviamo in una regione produttivista. E' chiaro che per noi l'obiettivo è rendere un po' più ecologiche le politiche della nostra regione

Crediamo che per cambiare la politica in un senso più ecologista si debbano fare intervenire i giovani. Solo loro, solo con loro e grazie a loro possiamo sperare che la cultura cambi. Pensiamo che i giovani possano arrivare a cambiare i modelli e le mentalità oggi dominanti riflettendo sulle loro prospettive per il futuro. Allora, per esempio, abbiamo organizzato un incontro su "vivre jeune à la montagne" nel quale chiediamo ai giovani come vedono il futuro, nel 2040.

E oggi noi ecologisti come lavoriamo? Lentamente, ma con determinazione. Per quello che riguarda la gestione della montagna, in Francia le politiche sono portate avanti massiccio per massiccio. Nel caso della Région Rhônes Alpes, per esempio, abbiamo: il massiccio centrale, le Alpi, le Jura. Sulla Convenzione delle Alpi, invece, posso dire che non è conosciuta dalla gente. Questa legge internazionale non è passata, i territori che sarebbero interessati da quest'accordo internazionale non se ne sono appropriati.

Noi crediamo che per il futuro sia opportuno ragionare in termini di macroregione alpina coinvolgendo territori al di qua e al di là delle Alpi oggi appartenenti a Stati diversi. Insomma, il futuro della Convenzione è più regionale che nazionale e sono le regioni che se ne devono appropriare.

Monica Frassoni - Presidente dei verdi europei

Monica Frassoni

Come tutti sappiamo l'Italia ha avuto dei problemi con la ratifica del protocollo trasporti. Purtroppo dobbiamo constatare che negli ultimi vent'anni la Convenzione non è stata vista come portatrice di idee che potessero essere messe in pratica. Insomma, non è stata considerata una priorità. E' vero anche che i territori regionali non se ne sono appropriati e che i principi della Convenzione sono rimasti lettera morta perchè i politici degli Stati e delle Regioni non ne hanno capito (o non ne hanno voluto capire) il valore. La Convenzione, quindi, non è stata capita e recepita dai governi centrali e nemmeno da quelli regionali. E questo è ancora più grave: è quasi "normale" che la Convenzione non interessi a Roma, non è normale, invece, che non interessi in Valle d'Aosta!

Noi Verdi europei crediamo che non si possa pensare di uscire dalla crisi investendo soldi e energie in infrastrutture pesanti. Non crediamo che l'economia possa essere rilanciata secondo i vecchi paradigmi della crescita ad ogni costo. Viceversa possiamo uscire dalla crisi essendo tutti più ecologisti e ingegnandoci a cambiare i nostri modelli, anche stimolati dalla scarsità futura di risorse. Per questo noi siamo convinti che si debbano rivedere certi investimenti pesanti e impattanti economicamente ed ecologicamente. Il mondo sta cambiando e dobbiamo rendercene conto! Non si può pensare ad uscire dalla crisi progettando e spendendo in grandi infrastrutture la cui utilità è tutta da dimostrare! Viceversa noi vorremmo che si mettesse qualità nelle decisioni prese! In fondo i soldi pubblici dovrebbero essere spesi a vantaggio delle comunità e delle generazioni future.

Un'ultima considerazione positiva: in Italia chi torna alla campagna? I giovani. E constatiamo che i giovani agricoltori sono di un certo tipo, seguono per esempio il biologico, un'agricoltura sostenibile, non certo industriale o intensiva. Insomma i giovani sono i portatori di nuove attività economiche innnovative! E' rassicurante perchè è importante cambiare. Già, perchè la gestione oggi non sembra orientata su una via particolarmente verde!

Enrico Camanni - Scrittore e vicepresidente dell'Associazione "Dislivelli"

Enrico Camanni

Nelle Alpi occidentali pochi sanno che vent’anni fa, il 7 novembre 1991, i paesi alpini firmarono una specie di costituzione delle terre alte: la Convenzione delle Alpi. I più la ignorano, alcuni l’hanno rimossa, altri l’hanno snobbata come un provvedimento calato dall’alto, una nobile carta di astratte filosofie, l’utopico tentativo di riunire le popolazioni alpine. Eppure, a rileggerla oggi, si resta colpiti dalla modernità delle analisi e degli indirizzi, anche se naturalmente qualche correzione è possibile. Ma non sostanziale, non decisiva. L’impianto della Convenzione ha retto alle congiunture economiche e ai tradimenti del tempo, e almeno per quanto riguarda l’Italia, ultima della classe, molte delle sue linee guida appaiono ancora drammaticamente profetiche.

Sul versante meridionale delle Alpi è stato soprattutto il mercato a condurre le danze, non la politica. Per esempio il protocollo dedicato all’energia può oggi dirsi recepito dalla montagna perché l’economia ha capito quanto essa possa offrire in termini di acqua, sole e legname. Ben diverso il settore dei trasporti, dove un mercato non governato continua a privilegiare gli spostamenti su gomma e asfalto, e poco o nulla è stato fatto per invertire la tendenza.

L’ultima bocciatura in Parlamento del protocollo sui trasporti risale a pochi giorni fa, firmata Lega Nord, dunque non sono bastati vent’anni per colmare le distanze dai paesi che stanno a nord delle Alpi: Svizzera, Austria e Germania. E dire che era già tutto scritto nel 1991: «Occorre introdurre sistemi di tassazione che favoriscano il ricorso ai mezzi di trasporto più rispettosi dell’ambiente». È tutto scritto da vent’anni.

Anche nel settore del turismo la Convenzione aveva visto lungo, sollecitando la «rimozione degli impianti fuori uso e la rinaturalizzazione dei terreni», oppure la drastica «riduzione del traffico a motore all’interno delle stazioni turistiche». La parola è andata ancora una volta ai mercati e la crisi economica ha pesato non poco. Sulle Alpi il turismo sostenibile, o morbido, si è affermato più per necessità che per scelta, quando la costosissima industria dello sci ha iniziato a mostrare segni di difficoltà.

Poi nell’ultimo ventennio si è manifestato un nuovo problema: il cambiamento climatico. Se fosse riscritta oggi la Convenzione vi dedicherebbe un protocollo specifico, invitando i governi a intervenire al più presto. L’aumento delle temperature e l’innalzamento delle nevi perenni hanno limitato l’offerta sciistica e cambiato i connotati estetici delle valli, condizionando anche il turismo estivo e le pratiche alpinistiche tradizionali, imponendo decisioni urgenti per la limitazione dei gas serra: navette ecologiche, recupero delle vecchie linee ferroviarie, ristrutturazione dei vecchi edifici, coibentazione degli alberghi e delle abitazioni, incentivazione dell’agriturismo.

La parola chiave è il risparmio: economico, energetico e ambientale. Siamo in ritardo, possiamo recuperare, ma non abbiamo altri vent’anni.

Robert Louvin - Consigliere regionale ALPE

Robert Louvin

Per noi che siamo alpini al 100% i problemi che sono stati posti in quest'incontro sono importanti. 

Vorrei partire da un paradosso: Svizzera e Italia non hanno ratificato il protocollo dei trasporti. Ma mentre gli svizzeri hanno ben applicato i principi della Convenzione per quello che riguarda il potenziamento della ferrovia e del trasporto pubblico, gli italiani si sono limitati alle belle dichiarazioni di principio, senza però fare niente.

Per quello che riguarda i principi della Convenzione, ricordiamo che ci sono stati amministratori che hanno ben operato in tal senso. Per esempio Carlo Perrin che ha sempre difeso e valorizzato l'agricoltura di montagna e da senatore è stato tra i promotori dell'Associazione parlamentare "Amici della Montagna" e Elio Riccarand che ha provato a  far fare alla nostra regione un virage in senso ecologista...

ALPE, in quanto movimento ecologista e autonomista, condivide totalemte i principi della  Convenzione alpina. Lontani da essa, invece, ci paiono i politici valdostani oggi in magigornanza. Un esempio su tutti: in Valle d'Aosta poco si è fatto negli ultimi vent'anni per potenziare il trasporto pubblico e migliorare la ferrovia...  

Stiamo attraversando oggi una fase ad alta tensione economica. Speriamo che, superato questo momento di passaggio, ci posssa essere un cambiamento di modello. A nostro avviso, infatti, è necessario cambiare il modello, perchè il mondo attorno a noi, in seguito ai cambiamenti climatici, si sta modificando.

Progettiamo allargando le nostre vedute, pensando a lungo termine! Nella nostra pratica politica quotidiana, dobbiamo invece constatare che i politici ragionano a breve termine... senza accorgersi dei cambiamenti in atto.

In conclusione una considerazione: le regioni delle Alpi necessitano, per la loro sopravvivenza, di una condizione geopolitica diversa dalla attuale. I territori delle Alpi, così diversi tra loro ma così uguali, possono essere un laboratorio politico per la costruzione dell'Europa. E possiamo andare verso una maggiore e nuova europeizzazione proprio ragionando in termini di macroregione alpina.

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Monica Frassoni

Claude Comet

Enrico Camanni

Aosta - 19 novembre 2011 - Alpi e ecologia a vent'anni dalla Convenzione

Aosta - 19 novembre 2011 - Alpi e ecologia a vent'anni dalla Convenzione

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