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Per una medicina sobria, rispettosa e giusta

Aosta, 16 ottobre 2011

«Les gens bien portants sont des malades qui s'ignorent» - Knock ou le Triomphe de la médecine (1923)

Le triomphe de la médicine

Per presentare la dottoressa aostana Sandra Vernero e introdurre il tema della serata Robert Louvin ha esordito citando “Knock ou le Triomphe de la médecine”, una pièce teatrale di Jules Romains. Come rappresentato in quella commedia del 1923, infatti, la nostra medicina rischia di essere eccessiva ed esasperata con effetti non sempre positivi sull'essere umano.

Occorre invece tornare ad una medicina più a misura di uomo riscoprendo approcci e modi di pensare e di intervenire che esistevano in passato e che oggi forse si sono un po' appannati.

Per questa ragione ALPE, cogliendo l'interesse per una medicina sobria, rispettosa e giusta, ha organizzato un incontro con la dottoressa Sandra Vernero che ha offerto spunti di riflessione sulla filosofia alla base della “Slow Medicine” e relazionato in merito alla recente nascita di una rete di idee in movimento nata dall’incontro di persone che si riconoscono nella ricerca dei medesimi valori "slow" in medicina.

Sobria, rispettosa e giusta

La lumachina di Slow Medicine ricorda Slow Food

Una medicina che sia sobria, ossia che proponga solo gli interventi veramente necessari al malato per guarire o per stare meglio e che convinca il paziente del fatto che fare di più (o prendere più farmaci) non voglia necessariamente dire fare meglio.

Una medicina che sia rispettosa, ossia che metta il malato al centro dell'attenzione, che lo rispetti e che lo ascolti.

Una medicina che sia giusta, ossia che garantisca cure appropriate e di qualità a tutti, a prescindere dalle differenze sociali.

Questi sono gli ingredienti di Slow Medicine, una rete di idee in movimento, più che un'associazione.

Principi semplici, dettati soprattutto dal buon senso, che penseremmo essere la norma nel nostro sistema sanitario.

E invece non è così. Ed è inquientante che la normalità sia diventata un'eccezione.

Un sistema basato su un paradosso

Un sistema basato su un paradosso

“Per riuscire a proporre un modello slow, il primo obiettivo – ha spiegato la dottoressa Vernero - è perseguire in sanità una qualità di sostanza e non solo di forma. In particolare, le aziende sanitarie non dovrebbero più essere valutate in termini di volumi di prestazioni, ma a seconda dei risultati clinici e del grado di soddisfazione dell'utente”.

Eppure oggi la sanità non va in questa direzione: il sistema ha l'obiettivo primario di aumentare sempre più il numero di prestazioni. E così si moltiplicano le campagne di screening tra la popolazione, cresce il numero di esami a cui ogni cittadino si sottopone, i valori del sangue considerati “normali” e non a rischio sono sempre più difficilmente raggiungibili (per esempio i valori considerati “normali” per il colesterolo si sono abbassati negli ultimi anni).

Sembra un paradosso, ma per un'azienda sanitaria è vantaggioso che aumenti il numero di malati e di persone potenzialmente malate.

A questo proposito, sono impressionanti i dati che riguardano il numero di apparecchiature e di prestazioni sanitarie (esami, tac, risonanze magnetiche) per milione di abitanti: l'Italia presenta valori doppi rispetto alla media europea.

Ma fare più esami non significa necessariamente che la popolazione sia più sana...

Il malato è un uomo, non una parte

Il medico di base dovrebbe proporre stili di vita sani, non solo prescrivere farmaci

“Dovremmo passare da una visione meccanicistica del corpo umano a una visione sistemica – ha proseguito la Dottoressa Vernero. La medicina è rimasta tayloristica: il medico si concentra su una parte, sull'organo, con un approccio molto riduzionistico. Invece dovrebbe guardare l'organismo nella globalità, senza dimenticare i legami tra la psiche e il corpo”.

I medici e in particolare i medici di base, quindi, dovrebbero portare avanti una pratica clinica centrata sul malato e sulla relazione, dando valore all'esame obiettivo e all'anamnesi. In pratica, partire dal paziente per arrivare alla diagnosi e ascoltarlo per tenere in considerazione i suoi valori e orientamenti. Inoltre, più che prescrivere farmaci il medico di base dovrebbe proporre stili di vita sani (alimentazione e attività fisica).

Come proporre il modello slow

Come proporre il modello slow

Tutti d'accordo a livello teorico con i principi della filosofia della Slow Medicine. Ma un ospedale può diventare "slow"? Cosa dovrebbe fare un direttore sanitario che volesse muoversi nella direzione della filosofia "slow"? Innanzitutto sarebbe necessario cambiare i parametri di valutazione delle aziende sanitarie (non premiando solo il numoero di prestazioni ma dando un ruolo attivo alla valutazione del paziente) e poi intervenire sulla cultura medica e scientifica oggi imperante nella tradizione occidentale.

In conclusione, certo è che la filosofia slow non accresce gli interessi economici delle case farmaceutiche e delle aziende sanitarie(per come oggi sono organizzate e ricevono finanziamenti dallo Stato). 

Che sia proprio questa la difficoltà della difusione della Slow Medicine?

Slow school. Uno spunto di Chantal Certan

Chantal Certan "Condivido i principi della filosofia slow in medicina. Chi non vorrebbe una sanità basata sui valori della sobrietà, del rispetto del malato e della giustizia? Questi, comunque, sono i valori che per me dovrebbero essere alla base della nostra società che, al contrario, sta andando troppo fast! - ha affermato nel corso del dibattito Chantal Certan.
Prendiamo per esempio la scuola. Anche in questo campo bisognerebbe insistere per avere una slow school. Mi spiego meglio. La scuola - e lo dico da mamma e da maestra - si preoccupa di fare molto, non sempre di fare bene. I bambini devono imparare tanto e velocemente e i maestri si preoccupano poco di quanto gli alunni vivano bene e si formino nella scuola. Bisognebbe rimettere il bambino e il ragazzo al centro dell'attenzione. E questo è sempre più difficile per i docenti che sono costretti a impiegare molto del loro tempo nella compilazione di mille registri e schede... Sempre più spesso, inoltre, la scuola si preoccupa più di valutare, catalogare, classificare gli alunni che di insegnare e formare... Infine, non ci sono dubbi sul fatto che la scuola dovrebbe essere giusta, garantendo le stesse possibilità di formazione a tutti a prescindere dalla condizione sociale e dalla provenienza geografica".

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