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Pontey, Châtillon, Saint-Vincent. 10.000 abitanti: quali prospettive?

Direttivi itineranti - Châtillon, 16 settembre 2011

LA MEDIA VALLE PUO' RIFIORIRE. CON IL PERMESSO DI AOSTA
Un incontro-dibattito per discutere delle prospettive di Châtillon, Pontey e Saint-Vincent

Châtillon, 16 settembre 2011

Positivo il bilancio della serata – dibattito su turismo, industria e agricoltura nella zona di Châtillon, Pontey e Saint-Vincent voluta e organizzata da ALPE venerdì 16 settembre.

Nel salone della biblioteca di Châtillon, Carlo Perrin ha introdotto l’argomento fornendo un’inquadratura storica delle tre realtà al centro dell’attenzione nel corso della serata.

Molteplici gli argomenti messi sul tavolo dal Presidente di ALPE: la situazione del Casinò, le terme di Sanit-Vincent e la loro gestione, la Tecdis, la piccola industria in difficoltà che necessita di essere riconvertita, l'agricoltura che dovrebbe essere valorizzata, la centralità e l'eccellenza dimostrata da questi comuni nell'erogazione di servizi.

“Le comunità non dicono più la loro su quello che le riguarda, invece dovrebbero riappropriarsi della volontà di condizionare le scelte e riprendersi un ruolo politico” – ha evidenziato Carlo Perrin nella sua introduzione.

Riportiamo alcuni spunti tratti dagli interventi della serata.

AMMINISTRATORI SEMPRE PIU' SPESSO INFORMATI DAI MEDIA

Troppo spesso gli amministratori stessi sono informati dai media...

L’intervento di Piergiorgio Cretier, capogruppo consiliare a Saint-Vincent, ha preso avvio proprio dal titolo della serata: “Quali prospettive per questo territorio?. Io credo che le idee e le strategie di intervento possano emergere quando noi amministratori possiamo avere pieno e facile accesso ai documenti. Sembrerà incredibile, ma anche per noi che sediamo in Consiglio comunale è estremamente difficoltoso avere informazioni sulle scelte e le decisioni che riguardano il nostro comune. E allora, dov’è la discussione? Dov’è la partecipazione? Qual è il nostro ruolo di consiglieri? Per esempio, nel comune di Saint-Vincent la Regione sta portando avanti investimenti plurimilionari, ma io come cittadino e come consigliere che ruolo ho avuto in queste decisioni e nelle discussioni che non ci sono state? Scendendo nel concreto, il Billia avrà un centro termale che sarà il doppione delle terme e su questo si sarebbe potuto aprire un dibattito. Invece, Saint-Vincent ha scoperto dai giornali quello che dal Governo regionale era stato deciso per il nostro comune”.

GLI ATOUT DEL TURISMO PER RIANIMARE IL PAESE

Châtillon avrebbe grandi potenzialità dal punto di vista turistico

Giuseppe Moro, capogruppo consiliare a Châtillon, ha portato la riflessione sulle possibilità del comune in campo turistico per fronteggiare la crisi: “Con l’impegno, la sperimentazione e la riconversione di attività e occupazioni si possono trovare soluzioni concrete ai problemi che attanagliano in questo momento la collettività. Quando parliamo di turismo, pensiamo subito al Casinò, al turismo termale, ai Congressi sempre meno frequenti, ai Galà di un tempo… Anche se il settore è in crisi ed il turismo di montagna soprattutto estivo non tira più, il Comune di Châtillon con i suoi tre castelli e con altrettante torri medioevali, con un interessante percorso di archeologia industriale ancora tutto da valorizzare, con un’area fluviale di indubbio interesse, con il rafting, con il progetto di un parco avventura previsto nello spettacolare orrido del torrente Marmore, con il turismo naturalistico e la potenzialità che avrebbe un accesso diretto al parco del Mont Avic attraverso Ussel e Bellecombe ha molti atout per rianimare quel centro che vive unicamente ormai di terziario e di quelle poche residue attività commerciali quasi in estinzione. Al settore turistico si associano naturalmente le strutture ricettive, sempre più in calo ed il commercio al dettaglio che non può vivere all’ombra della grossa distribuzione. Riconversione, specializzazione, diversificazione ed alternative commerciali, ospitalità, vivibilità sono termini da considerare se si vogliono cercare nuove opportunità. Come si fa a pretendere che il turista si fermi a Châtillon in un borgo ancora interessante, ma intasato dal traffico, dal posteggio selvaggio?”

ORTOCULTURA PER FARE RINASCERE IL TERRITORIO

L'ortocultura potrebbe risollevare l'agricoltura di qualità

Interessanti spunti di riflessione sono poi stati forniti da Alessandro Neyroz, assessore comunale a Pontey. Neyroz, ricercatore e docente presso l’Institut Agricole Régional, ha rimarcato le problematiche e nel contempo le potenzialità del territorio in questione. “Se l’agricoltura valdostana è sofferente, a Châtillon, Saint-Vincent e Pontey è un malato terminale. Per ragioni diverse i nostri contadini sono diventati operai o impiegati e quei terreni che davano sostentamento alla nostra comunità sono stati abbandonati. Ecco un’immagine emblematica di questa situazione: un tempo si faceva la festa di Prié, che è un vitigno autoctono, adesso la sagra del cinghiale, un animale che vive negli incolti… In conseguenza di quest’abbandono, i paesi sono cresciuti in modo incontrollato ed esagerato, le infrastrutture (autostrada, oleodotto) sono state costruite in modo poco rispettoso dell’ambiente. Così oggi sono rimasti veramente pochi terreni adatti ad un'agricoltura di qualità. Che fare? A mio avviso dovremmo concentrarci sui prodotti agricoli che vengono consumati quotidianamente puntando sull'orticultura. Nella nostra zona vivono 10.000 abitanti / consumatori e questo garantirebbe il commercio dei prodotti locali attraverso la vendita diretta. Perché il sistema funzioni, sarebbe necessario che i prodotti agricoli fossero venduti a prezzi concorrenziali con la grande distribuzione e che fossero il più possibile vari; perché la gamma di prodotti sia sufficientemente differenziata sarebbe infine fondamentale che i produttori facessero rete tra loro. E l'amministrazione potrebbe favorire questo processo virtuoso: per esempio proponendo i cibi del territorio nelle mense scolastiche o facilitando i passaggi burocratici di chi vuole aprire un punto vendita”.

UN MODELLO DECENTRATO

Robert Louvin

Nella sua analisi, Roberto Louvin si è soffermato sul rapporto tra Aosta e il resto della Valle: "Nel 1911 Aosta aveva 11.000 abitanti. Ora con i comuni limitrofi ha circa 55.000 abitanti e ha quasi la metà degli abitanti della Regione. Così, mentre a livello nazionale si combatte una dura battaglia contro i piccoli comuni, Aosta rischia di fare il gioco del centralismo. E c'è il rischio che dalla "periferia" non si riesca ad esprimere controproposte. Dobbiamo essere consapevoli che nel rapporto centro-periferia esistono politiche diverse. Per esempio per quello che riguarda la scuola: ormai la maggior parte delle istituzioni scolastiche hanno sede ad Aosta, mentre, a nostro avviso, il centro valle dovrebbe fare un passo indietro ed esportare all'esterno qualcosa. Ci spiace sottolineare che negli ultimi anni tutte le scelte sono andare in direzione opposta alla delocalizzazione. Per invertire la rotta l'unica possibilità è che questi territori comincino a pensare insieme, a fare rete, così come stanno le minoranze di Saint-Vincent e di Châtillon e spero presto anche di Pontey. É questo, sicuramente, un buon segnale”.

TORNARE A FARE POLITICA

Albert Chatrian

In conclusione alcune considerazioni di natura politica di Albert Chatrian: “E’ questo un territorio che è volutamente abbandonato dalla politica! Voglio dire che non si “fa politica” (probabilmente non si deve più “fare politica”!) alla periferia, ma tutte le decisioni vengono prese ad Aosta dal Governo regionale e poi “sbattute” alle comunità locali. Invece, secondo il nostro modello che è di democrazia e partecipazione, le proposte dovrebbero partire dalle comunità. Se a livello locale ci lasciamo espropriare delle capacità di scelta lasciando che le decisioni siano calate e imposte dall’alto perdiamo una grande occasione di democrazia. Se crediamo veramente nella libertà e nei principi dell’autonomia dobbiamo tornare ad essere “padroni” e protagonisti dei nostri paesi. Nei consigli comunali e nella comunità si deve ritornare a discutere e a confrontarsi perché i pacchetti confezionati ad hoc che arrivano da Aosta non aiutano certo questi territori. Ognuno ha un suo ruolo e lo deve esercitare fino in fondo. E sono i cittadini che vivono nel territorio che devono tornare ad essere i primi attori e a fare politica!”

Châtillon, 16 settembre 2011

Châtillon, 16 settembre 2011

Châtillon, 16 settembre 2011

Châtillon, 16 settembre 2011

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