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Proposta di legge: "Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi”

Camera dei Deputati 12 aprile 2011

Le relazioni annuali sullo stato della Giustizia presentate dal Procuratore generale della Corte suprema di Cassazione fotografano una situazione molto grave e, per certi aspetti, vicina al collasso dell’intero sistema giudiziario italiano.

Il Procuratore generale Vitaliano Esposito è stato anche quest’anno molto esplicito: “E’ ormai sotto gli occhi di tutti - ha esordito - come la situazione quasi fallimentare della giustizia e dei suoi tempi si stia trasformando in una situazione che si può definire quasi di insolvenza per lo Stato”.

E dunque la riforma del sistema giudiziario è un imperativo categorico.

Il Consiglio di Ministri ha recentemente, il 10 marzo, avanzato una sua proposta di riforma costituzionale. Di questo dovremmo oggi discutere. Per capire se effettivamente si tratta di quella riforma “epocale” da taluni evocata, o non, piuttosto, di una riforma, come ha improvvidamente affermato il Presidente Berlusconi, con la quale “Tangentopoli non sarebbe esistita”, non nel senso che non ci sarebbero stati i corrotti ed i corruttori, ma che non sarebbero stati scoperti.

E’ comunque di tutta evidenza che per affrontare una riforma costituzionale, sia essa quella della Giustizia, o quella istituzionale, non meno urgente, ci vorrebbe quel clima politico di confronto costruttivo che da tempo, invano, il Capo dello Stato auspica e non, per usare proprio le sue parole, “quello spettacolo intollerabile che mette a rischio la credibilità delle istituzioni e sconcerta i cittadini” che da tempo caratterizza la vita parlamentare.

Ora proprio la volontà pervicace della maggioranza di proporre all’esame dell’aula la proposta di legge sul cosiddetto “processo breve” è la prova provata che questa maggioranza ha scelto la direzione dello scontro frontale.

Siamo, ancora una volta, l’ennesima, provocatoriamente, a discutere di una leggina “ad personam”, o meglio “ad Berlusconem”, e non della riforma della Giustizia.

Siamo al Parlamento piegato alle sue ossessioni giudiziarie. Dietro un titolo accattivante, “Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi”, con alti richiami alla Costituzione e alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, sta una realtà molto prosaica, già ampiamente richiamata da molti colleghi, quella di far prescrivere uno dei più rilevanti processi a carico del Presidente del Consiglio, quel processo Mills in cui egli è imputato per corruzione in atti giudiziari. Oltretutto con effetti gravi sull’intero ordinamento.

Lei, signor Ministro, nella sua relazione alle Camere sullo stato della giustizia ha giustamente affermato che “la lentezza del sistema giudiziario impedisce al cittadino di fruire della giustizia quale servizio di uno stato democratico”. Ma la prescrizione, signor Ministro, è il contrario della giustizia. Il cittadino vittima di un delitto si aspetta non che il procedimento giudiziario in cui è parte lesa venga prescritto ma che giunga, inesorabilmente, a sentenza.

Questo dovrebbe essere il punto focale di ogni riforma della giustizia: che si giunga a sentenza!

La strada da voi imboccata porta, di fatto, oggettivamente, nella direzione opposta, all’invito, all’esaltazione a mettere in campo pratiche dilatorie in funzione proprio della prescrizione.

Da contrabbandare poi come assoluzione, e in ciò il Presidente del Consiglio è un maestro insuperato.

Altroché certezza della pena quale deterrente vero e credibile contro la criminalità! Tra indulti, processi brevi e prescrizioni qui siamo al libera tutti! Anzi, al libera tutti per liberarne uno! Mentre per il cittadino onesto al danno si unisce la beffa.

E’ questa una strada che noi, componente delle minoranze linguistiche, avversiamo fortemente. La nostra valutazione su questo articolo e sull’intera proposta di legge sarà perciò convintamente negativa.

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